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La Bella e la Bestia: una favola con radici molto antiche!

La Bella e la Bestia è una delle favole più famose e amate, grazie anche all’intervento della Disney che, come al suo solito, stravolge la storia originale per farla propria. Chi ha visto Saving Mr. Banks saprà come Disney amasse modificare le favole. Anche ne La Bella e la Bestia, molte cose sono diverse dall’originale. Questo non la rende meno bella, anzi! Riesce a regalare alla favola un pizzico in più di magia!

Disney: non è la prima rivisitazione della storia

Sono tante le revisioni di questo classico. Mio padre mi fece vedere più volte una rivisitazione degli anni ’70 dove la bestia aveva le sembianze di un cinghiale. Altre volte il cinema si è cimentata in questa storia scritta da de Villeneuve (nella versione che oggi ricordiamo). Bella ha due sorelle, il padre è un commerciante, non ci sono oggetti parlanti.

Facendo delle ricerche ho scoperto che la versione di Villeneuve non è l’unica e non è neanche la più vecchia. La bella ragazza che s’innamora della Bestia ha sempre affascinato scrittori e poeti. Il fatto che la Bella sia soprattutto di animo gentile e che dietro la Bestia si nasconda un principe, fa nascere molti scambi di vedute: la bellezza interiore; non puoi innamorarti solamente della parte esteriore di una persona ma devi conoscerla; non devi giudicare se non conosci la personalità o la storia della gente!

Le radici della favola:

Non so quanti di voi si ricordano il mito di Amore e Psiche (leggi qui). Si pensa che la radice di questa favola sia proprio in questa storia. Afrodite gelosa della bella Psiche incarica il figlio, il dio dell’amore Eros, a scagliarle una freccia affinché s’innamori di un mostro. Ma erroneamente Eros si ferisce con le sue stesse frecce innamorandosi della ragazza. Qui abbiamo una ragazza bella anche nell’anima, un dio che nasconde le sue vere sembianze, un amore ostacolato e alla fine il lieto fine!

Perché amiamo questa storia

Se anche un maschiaccio come mia figlia ama La Bella e la Bestia ci sarà un motivo. Vuole spesso che gliela racconti e ha desiderato andare al cinema per vedere la Bestia! A tratti si annoiava (ha solo tre anni!) ma quando c’erano le scene di azione si animava. Poi il momento del ballo è stato topico! Lei meravigliosa nel suo abito giallo e lui impacciato iniziano a scendere le scale insieme e mia figlia esclama: «Anch’io voglio vestirmi come la Bestia!». Credo che la Bestia sia vista come quell’essere che riesce a sconfiggere il male. Un mostro buono che può aiutarci durante i momenti di sconforto, perché non è umana e può impedire al male di raggiungerci!

Lui non è il solito principe azzurro

Non è il solito principe azzurro perfetto, che arriva alla fine a salvare la principessa promettendo il palazzo e la felicità assoluta. No, il protagonista di questa favola ci dice che il palazzo c’è ma è simile a una prigione; che lui non è perfetto ma farà di tutto per proteggerci e, soprattutto, ci fa capire quanto sia bello confrontarsi e scoprirsi!

Ma Belle chi è e perché la trovo diversa dalle altre?

In tutta la mia vita non ho avuto una “principessa” preferita. Non ricordo bene la versione degli anni ’90. So che Belle era una ragazza che si dava da fare, che non se ne stava a pettinarsi i capelli o stupidamente si pungeva per addormentarsi 100 anni fino a che un toy boy non arrivava a svegliarla! Le piace leggere!

Una frase mi ha colpito molto all’inizio del film, quando Gastone cerca di convincerla a sposarla e lei risponde: sono una ragazza di campagna ma non sono una ragazza semplice!

Perché è vero le ragazze che leggono, che aspirano a cose alte, che non si accontentano, non sono affatto semplici da conquistare!

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Le donne sono tutte regine!

Le donne sono tutte fiori, sono tutte regine, sono tutte esseri umani.

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1000 splendidi soli: un libro che ti apre un mondo diverso

Ho letto qualche settimana fa questo meraviglioso libro e non è andato più via dalla mia testa. Mi restano in mente la descrizione di un mondo che non esiste più, un mondo con la sua storia e le sue radici, dove le donne andavano in giro con il volto scoperto e si potevano innamorare, trovare l’amore della propria vita. E poi c’era un mondo diverso. Un mondo dove una ragazza si deve vergognare di se stessa, un mondo in cui sei un peso e l’unica soluzione è quella di sposarti, anche se sei poco più che una bambina, non conosci l’uomo che stai sposando, un uomo anziano, un uomo che non ti piace.

La gentilezza non è sempre amore

Un uomo così gentile che sembra volerti proteggerti con un burka e per te quel burka è il simbolo dell’amore.
Solo che quell’uomo tanto gentile un giorno si trasforma e tu non sei più la sua sposa, la sua donna, ma la sua schiava una schiava che, se sbaglia la cottura del riso, è costretta a masticare pietre.
E poi il destino è crudele, avverso e ti ritrovi una ragazzina a casa, bella e indifesa: sola. E tuo marito la tratta come una malika, una regina. La sposa perché è l’unica soluzione per una ragazzina ormai orfana. Che uomo gentile e generoso che pensa di essere tuo marito perché alla ragazzina non è rimasto neanche l’amico del cuore, morto in circostanze strane.

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Se ci sentiamo rivali non vinceremo mai

Ma le donne fino a quando si odieranno e crederanno di essere rivali non vinceranno, non lotteranno, non sopravviveranno. Bisogna capirsi, aprire il cuore, scoprirsi. Rendersi conto delle scelte dolorose che si possono fare a 14 anni. Scelte che ti fanno rabbrividire, scelte fatte per salvare non se stesse ma una piccola creatura.
Ho amato tanto questo libro e rabbrividisco a pensare che Laila oggi avrebbe la mia età. Rabbrividisco al pensiero che io nel 1992 vivevo la mia adolescenza in maniera normale mentre a lei è stata strappata quell’età, è dovuta crescere da un giorno all’altro, diventare donna, vecchia. Perdere la sua freschezza e la sua ingenuità. Le è stato strappato anche il suo grande sogno d’amore e forse non dal destino ma da un capriccio umano. Che poi cosa c’è di umano in un uomo che usa la violenza per imporsi, l’inganno, gli insulti, le offese? Perché se non puoi avere l’anima di una donna, la strada più breve è quella di rovinarle la vita.

E Mariam che nella sua triste vita non aveva mai avuto il lusso di scegliere. Solo due volte nella sua esistenza aveva pensato: “adesso agisco”. E per due volte a distanza di tempo la sua vita cambiò radicalmente.

Ma Kabul ha 1000 splendidi soli e anche se sappiamo che la loro situazione non è tuttora facile, la speranza per un sole che brilla più degli altri resta.

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Il complesso dei like: trattarci come numeri non serve!

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Complesso dei like, cosa intendo?

Ci risiamo! Mi arriva una richiesta di amicizia su Facebook, noto che abbiamo oltre 50 amici in comune. Mi convinco e accetto. Tre secondi dopo, e giuro sono proprio tre secondi, mi arriva una richiesta dal nuovo amico per mettere mi piace alla sua pagina.

Ecco che scatta il complesso dei like, dannoso, inutile e anche un po’ offensivo.

Vi giuro che non riesco a capire questo metodo invasivo. Non riesco a capire perché ci sia gente che sta lì a richiedere amicizie a persone sconosciute solo per poter poi avere un like alla propria pagina.

La maggior parte sono blogger che vogliono così implementare i numeri dei like della propria pagina per quel gioco di pavoneggiarsi, quel vanity metrics che a conti fatti non serve a molto!

Perché è dannoso?

Dannoso perché Facebook ormai si è smaliziato e se tu pubblichi qualcosa che non interessa a molti e solo una parte interagisce con te, il prossimo post sarà visto da meno persone. Allora mi chiedo “perché avere 8000 like se poi ti seguiranno in 30?”

Dannoso perché se mi arriva la richiesta di amicizia da una tizia che dopo tre secondi mi richiede di metter mi piace alla pagina del suo negozio di articoli per sciatori che si trova sulle Alpi e io vivo a Catania, anche se l’Etna è innevata, non andrò sulle Alpi a fare acquisti. Anzi mi potrò anche innervosire, non mettere mi piace ed eliminarla dalle amicizie!

Inutile

Per tutto quello che ho scritto sopra. Quanto serve sprecare energie per qualcosa che non ti frutterà? Cosa te ne fai di tutti quei Like messi per gentilezza e non da chi vuole realmente sapere quello che fai? Io non ho mai sciato quindi cosa me ne faccio di una pagina che sponsorizza articoli per sciatori? Inutile perché, tra tutte quelle persone, poche realmente leggeranno i post della pagina, pochi saranno interessati. Prima o poi, dopo l’ennesima notifica mi dirò “adesso la elimino, non mi serve a niente”.

Offensivo

Ecco arrivati al tasto dolente. Mi arrivano richieste di amicizia in continuazione e ormai non so se accettare o meno. Mi chiedo: cosa vorrà? Contattarmi? Avrà letto qualche mio scritto e vuole avere un contatto con la sottoscritta oppure tra pochi istanti mi arriverà la solita richiesta di mettere il Like alla sua pagina?

Nel momento che questa cosa accade, secondo voi come mi posso sentire?

Come ci si può sentire?

Appena accetto mi si chiede di mettere il mi piace alla sua pagina, come se io non aspettassi altro. Non solo non ero sicura di accettare l’amicizia, adesso mi si chiede di mettere il mi piace alla pagina, una pagina che magari m’interessa come mi può interessare la pubblicità dell’ultima crema per le emorroidi! Per di più mi sento offesa. Perché? Perché non sono considerata come una persona fisica, una persona che ha delle passioni, delle sfide e un mondo da descrivere. Sono considerata un oggetto, peggio, un numero! E magari dopo aver ottenuto il mio Like mi eliminerà dalle amicizie!

E mi chiedo: voi che avete questo modus operandi vi soffermate alle volte a riflettere sul perché fate così e su come si possa sentire “la vittima”? Magari anche noi abbiamo una pagina ma fatichiamo ogni giorno per farla crescere.

Non sarebbe più bello avere una piccola nicchia ma solo di persone che realmente vogliono interagire con voi?

Non la pensate così?

E allora la prossima volta, per piacere, dopo che accettiamo la vostra amicizia, prima di invitarci a mettere like alle vostre bellissime pagine, per piacere, almeno scriveteci un messaggio. Scriveteci: Grazie per aver accettato la mia amicizia, sono lieta/o, se ti va visita la mia pagina e se ti piace aggiungi un “like”. A proposito, se hai una pagina, m’invii il link, mi piacerebbe vedere di cosa ti occupi!. Vi giuro che andrà meglio!

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Volete avere invece qualche dritta utile per aumentare i like in maniera convincente, leggete cosa ne pensa Aranzulla in questo post

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San Valentino: quando è diventata una festa commerciale?

Chi era Valentino?

San Valentino era un vescovo. Venne arrestato da Aureliano dopo aver celebrato un matrimonio tra una cristiana e un legionario romano. La cerimonia era stata celebrata in fretta perché la ragazza stava male. I due innamorati morirono insieme proprio mentre Valentino li benediceva. Quindi Valentino fu condannato a morte e ucciso il 14 febbraio del 273 all’età di 97.

 

Quando il 14 febbraio è diventata la festa degli innamorati

La festa di San Valentino venne istituita da papa Gelasio I per contrapporla alla festa pagana della Lupercalia e allora era la festa dell’amore per via del messaggio che il vescovo di Terni andava predicando. Nel Basso Medioevo, grazie soprattutto alla nascita dell’amor cortese, si cominciarono a regalare le cosiddette valentine: bigliettini d’amore che vengono utilizzati tuttora con frasi d’amore e motivi romantici.

Col tempo il 14 febbraio si trasformò nella festa degli innamorati anche grazie a delle teorie medioevale di origini francesi e inglesi che affermavano che proprio durante i giorni di San Valentino la natura si risveglia e avviene l’accoppiamento degli uccelli.

 

La commercializzazione della festa

Le valentine cominciarono a essere spedite nell’ottocento. Così alcuni imprenditori ebbero l’intuizione di creare dei biglietti di San Valentino su scale industriale. Il passo alla commercializzazione della festa fu breve. Dopo pochi decenni insieme ai biglietti di San Valentino, che oggi si può affermare essere secondaria rispetto a altri prodotti, cominciò la produzione di altri articoli da regalare quali cioccolatini, fiori e anche gioielli.

Oggi molti si sveglieranno e prepareranno la colazione al proprio amato. Molti si staranno preparando per la serata romantica. Alcuni non hanno fatto in tempo a comprare il regalo, altri saranno seccati perché San Valentino è una festa puramente commerciale; spesso durante la giornata leggeremo post di gente che non ce la fa più a vedere pubblicate foto di cuori e regali e cene romantiche; ci sarà tanta gente che non festeggerà per vari motivi. Ma tutto questo è San Valentino.

E voi festeggerete San Valentino? Cosa regalerete?

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Pascal Campion: un artista che trasmette l’amore della quotidianità

Spesso, durante la ricerca di immagini per gli articoli del mio blog, m’imbatto e resto affascinata dalle illustrazioni di Pascal Campion. Mi colpiscono la semplicità delle immagini e il fatto di riconoscermi in quelle scene, in quelle ragazze, in quei sprazzi di vita.

Pascal Campion

Pascal Campion: chi è?

Illustratore franco-americano, vive in America (California) da anni. Lavora nel campo dell’animazione cinematografica e ci regala illustrazioni piene di amore, scene quotidiane, piene di affetto e romantiche. Ha lavorato per la Disney, per DreamWorks e la Paramount. Al momento è art director  della serie Green Eggs and Ham di Netflix e Warner Bros.

Perché piace

Pascal Campion

L’ispirazione Campion la prende dalla sua vita quotidiana. Osservando i suoi lavori possiamo trovare scene quotidiane di due persone innamorate che affrontano le giornate piene di amore e speranza; momenti di solitudine passati davanti una finestra con una tazza fumante tra le mani e un gatto accanto; un bambino che ti chiede di giocare mentre sei seduto davanti al pc a lavorare. Tenerissima l’illustrazione dove un ragazzo aiuta la fidanzata a legarsi i capelli mentre si sta preparando. La cosa che colpisce maggiormente queste illustrazioni oltre le scene che raccontano momenti di vita quotidiana, è la luce, che Pascal ha affermato crea direttamente con Photoshop.

Pascal Campion

Come seguirlo?

Ho conosciuto questo artista attraverso le immagini di Pinterest. Se vi va potete seguirlo e ammirare alcuni dei suoi lavori anche su Facebook e Instagram 

Pascal Campion

 

Foto: Pinterest

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Chi è davvero forte eleva gli altri. Ma chi è il vero vincente?

Un vincente, una persona forte, un leader e colui che lavora con gli altri.

Ho letto questa frase un po’ di tempo fa su Vanity Fair. È un articolo su Michelle Obama dopo le elezioni di novembre.

Un muro, tante polemiche e molte perplessità

Non amo fare politica. Ho deciso anni fa che non avrei fatto campagne politiche perché c’è gente più competente di me. Poi basta leggere qualche mio scritto per capire il mio orientamento politico e soprattutto la mia delusione per la politica.

La cosa che ho sperato con tutto il cuore è stato che Trump fosse come tanti politici, soprattutto italiani: promettono, promettono ma poi i fatti son altri.

Invece stamattina, in un momento in cui posso sentire le notizie in tv perché mia figlia non parla e non vuole vedere cartoni, ho saputo del fantomatico muro. Sì, ne avevo sentito parlare prima delle elezioni e alla memoria mi vennero quei brandelli di muro visti da una undicenne in tv in quel novembre del 1989. Un’epoca si chiudeva, un epoca finiva e io, da ragazzina che frequentava la prima media, la vivevo come un cambio epocale. Stamattina si parlava del muro di Trump e io guardavo la mia bimba mentre intingeva biscotti nel latte, col sorriso che solo una bambina di tre anni può avere alle sei del mattino. Tante domande mi sono posta in pochi secondi mentre fissavo il mio caffè.

Tutti grandi, tutti leader… ma poi?

La frase mi colpì per la sua forza. Allora non pensai esclusivamente a Trump, ma a tanti come lui, come tante sagome tutte uguali eppure diverse. Diverse perché diversi sono le cose che fanno, e ricordiamolo, sono le nostre azioni a renderci quello che siamo. Possiamo fare selfie felici con persone che in realtà non stimiamo, possiamo vestirci e farci vedere come delle icone di bellezza ed eleganza; possiamo scrivere sui social di essere forti, bravi, sensibili o incompresi, ma sono le nostre azioni quelle che contano.

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La metto sulla mia pelle: spesso confondono ciò che scrivo con ciò che sono. Sì, ammetto che mi ispiro alla vita che mi circonda, ma non sono i personaggi che descrivo. Una cosa è la persona, un’altra lo scrittore. Posso scrivere di amori folli e sensibilità e magari essere una cinica! Una pessima persona!

Tutti possono svegliarsi la mattina e dire di essere dei leader

Il problema è, e le parole di Michelle Obama mi hanno chiarito questa cosa, se credi di stare facendo bene quello che fai, non hai bisogno di spargere fango sugli altri, chiunque loro siano: amici, parenti, colleghi, nemici, antagonisti.

Dire che le cose ti vanno male perché il tizio (che magari si sveglia la mattina pensando a tutti i suoi problemi e sicuramente non ha tempo per te) sta pregando affinché le cose ti vadano male non è una buona cosa. Affermare che la tipa in realtà non è bella perché ha il naso grosso o il seno piccolo, non ti renderà più bella! Potrei continuare con gli esempi ma sarebbero ridondanti. Invece vorrei sottolineare che chi si sveglia positivamente e cerca di fare il suo lavoro in maniera “sana” senza denigrare chi gli sta accanto è un vincente.

Si vince quando si sta bene con gli altri

Se sei negativo e credi di far emergere le proprie qualità sminuendo gli altri hai già perso. La persona che sa di aver bisogno degli altri per arrivare al successo e cerca di tenere insieme tutti i tasselli in armonia, è un vincente! Non c’è bisogno di dire che gli altri non sono all’altezza. Limitiamoci a fare bene il nostro lavoro, a crescere, per un successo che sia di tutti e non unico. Perché il successo non è mai egocentrico, ricordiamolo!

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Lavoro: studiare per migliorare, voi cosa ne pensate?

Lavoro quindi mi aggiorno!

In qualsiasi ambito lavorativo è giusto studiare a aggiornarsi per potersi migliorare.

Siamo in una società in continua espansione e cambiamento. Il lavoro stesso sta cambiando, muta velocemente e noi dobbiamo adeguarci al cambiamento.

Abbiamo studiato anni e anni, alle volte (forse spesso) senza passione. Ricordiamo gli anni delle elementari, quelle tabelline che non volevano entrare in testa; le medie e quelle equazioni. Per non parlare delle superiori, delle versioni di latino, o di quelle materie che “tanto non mi serviranno per quello che voglio!”. Le cose non sono migliorate con l’università. Diciamolo sinceramente. I programmi alle volte erano assurdi e i prof ci imponevano a comprare libri assurdi solo perché li avevano scritti loro o un loro collega!

Buttiamo finalmente i libri, anzi no!

Finalmente non dobbiamo più studiare, non c’è bisogno di svegliarsi presto la mattina o fare tardi la sera per stare ore e ore piegati su un libro o al pc. Non ci sveglieremo più con l’ansia perché all’esame ci chiederanno proprio quel paragrafetto che non abbiamo studiato!

Invece no! Nel mondo lavorativo bisogna sempre aggiornarsi. Qualsiasi sia il nostro ambito: scolastico, editoriale, pubblicitario, economico… Non ne potremmo fare a meno. L’ho già detto, il mondo va veloce e noi dobbiamo corrergli dietro per evitare di non sembrare dei trogloditi. Perché non è finita. La cosa positiva è che parliamo del nostro lavoro e che quindi abbiamo le basi e aggiornarci non sarà come studiare un manuale di 1000 pagine, incontreremo colleghi, persone responsabili che ci aggiorneranno e ci motiveranno!

Aggiornarci per crescere

Aggiornarsi ci fa crescere sia professionalmente ma anche personalmente. Aggiornarci significa avere nuovi stimoli, studiare vuol dire migliorarsi. Facciamo l’esempio col blog. Apri un blog sperando di diventare famosa, ma capisci che il tuo impegno non basta. Quindi inizi a porti delle domande e quelle domande ti porteranno a fare delle ricerche. Queste ricerche porteranno a nuove domande: cos’è la SEO? Come fare per capirla? Quale le strategie? Quindi inizi a farti le ossa per la SEO e per scrivere un post in questa chiave. Ma poi ti renderai conto che non basta un articolo scritto bene e scritto in ottica SEO. Se il tuo sogno è quello di essere un blogger, deciderai prima o poi di fare un corso, di leggere i maggiori blogger, quelli influenti, quelli che possono insegnarti qualcosa. Ti renderai conto che il lavoro che trovi così affascinante lo è anche perché ti permette di scoprire ogni giorno nuove cose.

E voi cosa ne pensate? Vi aggiornate, studiate o credete che sia una perdita di tempo?

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche il post dedicato al lavoro che faccio!

Pubblicato in: Passione e lavoro, scrittura

I primi passi per scrivere un romanzo: tappe principali

Scrivere un romanzo, consigli e strategie

Vi siete mai chiesti come fare per scrivere un romanzo?

“E che ci vuole? è un attimo, basta trovare l’ispirazione, bere tanto caffè, fumare troppe sigarette e scrivo un romanzo!”

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No, questo lo pensa solo chi non ha mai scritto un libro. Parlo di altro…
No, non c’entra l’ispirazione! Questo non è un post dove vi dico che dovete ispirarvi e buttare tutte le idee, cominciare a scrivere e tutto verrà da sé.

Questo semmai avviene alle prime esperienze, avviene per chi non sa niente del mestiere dello scrivere, avviene nell’immaginario collettivo.

Io sto parlando di lavoro di scrittura, come creare un buon prodotto (o almeno provarci).

Appunti

Il primo step è quello dove cominceremo a creare la storia. Una notizia, una canzone, un evento, una frase vi farà venire in mente un personaggio, qualcosa che cerca di venire a galla. In questo momento consiglio di non iniziare a scrivere il romanzo nella sua inetrezza. È ancora prematuro e non abbiamo chiaro niente. Invece buttiamo giù le nostre idee, magari su un taccuino, o sugli appunti del nostro smartphone. Scrivere questi appunti ci servirà per chiarirci le idee e per capire se la storia “funziona”. Ci faremo un’idea anche del luogo e dei personaggi che vogliamo descrivere e soprattutto del tipo di romanzo che vogliamo scrivere.

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Definire i personaggi

Sì, lo so che magari il personaggio principale assomiglia al vostro attore preferito e che sarà sputato lui: la voce, il carisma, gli occhi, il compleanno. Ma facciamo che lo vogliamo schematizzare su un foglio? Intanto il nome. Io odio i nomi banali ma soprattutto odio scegliere il nome. Di solito chiedo a una persona a caso. Ma non sempre funziona. Per il mio ultimo romanzo, presto in uscita, avevo delle perplessità con uno dei personaggi maschili. Come cavolo chiamarlo? Era di origine spagnola e non volevo affatto chiamarlo Pablo (mi ricordava troppo il Pablo che appare nelle prime puntate di Friends ed è un nome scontato). Ho chiesto a mio fratello che ha vissuto un anno a Barcellona e mi ha dato subito la risposta. Adesso sto cominciando a definire i personaggi per il libro che scriverò quest’estate e ho chiesto a mia nipote e lei ha sparato il nome di quel solito cantante… quindi ancora non so come chiamarlo, ma ho ancora del tempo!

Tornando a noi, dopo aver stabilito nome e caratteristiche fisiche, definiamo anche il carattere e del perché agisce in un certo modo!

ATTENZIONE! Non è detto che questi personaggi restino stabili, magari, nel momento in cui scriverete la storia, ci sarà un’evoluzione o un’involuzione del personaggio stesso o semplicemente sentirete l’esigenza di cambiare nome!

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Chi-cosa-perché

C’è un filo logico che unisce queste cose. Dobbiamo sapere chi agisce, in quale contesto lo fa e soprattutto perché! Spiegare perché una persona è cinica oppure perché ama cucinare. Ma non solo: dobbiamo definire l’evolversi della storia. Il perché c’è il mutamento di un personaggio, se è dovuto a fattori esterni o interiori: la perdita di un caro, una sconfitta, una guerra, l’incontro con una persona.

Dove e quando

Il consiglio cardine è quello di descrivere solo periodi e luoghi che conosciamo. Poi ti ricordi del passo de Il giovane Holden dove parla di Emily Dickinson e tutto cambia. Come regolarci? STUDIANDO! Quando ho scritto il mio primo romanzo, sono stata giorni interi in biblioteca a leggere i giornali del periodo. Non leggevo solo le notizie pertinenti al caso dei Frati di Mazzarino. Io ho avuto la brillante idea di leggere tutti i giornali del periodo storico degli anni cinquanta e sessanta. Questo mi ha permesso di scoprire cose interessanti su uso e costumi siciliani di quel periodo; ho notato come il primo anno la notizia del vincitore di Sanremo era data come una notizia secondaria e come è stata accolta dai giornalisti la vittoria di Domenico Modugno. Ho letto della notiziola dei capricci di Marilyn Monroe e dopo qualche giorno di quella della sua morte. Della love story di Ava Gardner e Walter Chiari; della morte di Buscaglione; degli Oscar di Ben Hurr…

Mappa concettuale dei capitoli

Non so se lo fanno tutti. Io mi trovo bene per capire dove voglio andare con la mia storia. Spesso avrò dei ripensamenti, alcuni capitoli li eliminerò, altri verranno ampliati, alcuni armonizzati con gli altri. Così ho un rigore. Si ho detto RIGORE! Avere una mappa dei capitoli mi permette di capire quanto tempo mi occorrerà per scrivere e come regolarmi con gli orari.

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E adesso scriviamo…

Dopo questa prima parte, per alcuni un po’ noiosa, per altri stimolante, ci possiamo mettere seduti comodi e scrivere realmente il nostro romanzo. Il lavoro sarà più facile e scorrevole e non ci saranno buchi dovuti a mancanza di idee o perché non sappiamo come descrivere un luogo, un personaggio o un evento storico. Perché, ricordiamolo, scrivere è un lavoro!

Pubblicato in: Epoche di mamma, infanzia

Gli strumenti musicali e mia figlia: grande amore!

L’ammetto! Credo di star facendo quello che odiavo vedendo gli atteggiamenti di alcune mamme… quando io non ero una mamma!

Non me ne faccio una grande colpa, lo so che non dovrei, che sarebbe meglio limitarmi, ma lei mi è complice (per adesso) quindi continuo!

Sto trasmettendo a mia figlia la mia più grande passione.

Non sto iscrivendo mia figlia a tutti i concorsi di bellezza, da ragazzina ero un’inguaribile sognatrice, ma sapevo che col mio tappo e mezzo di altezza non sarei mai stata tra le finaliste di Miss Italia. E non sto pensando di farne un’attrice perché lo è già: i suoi finti pianti, quelle sue smorfie. Non ha bisogno del mio misero bagaglio da attrice amatoriale per poter diventare un’attrice (sempre se ne avrà voglia, fatti suoi).

Non le sto insegnando a scrivere, non voglio un genio di quelli che poi racconta agli amici “a tre anni già scrivevo, a sette componevo poesie”. Mi fa un po’ tristezza il piccolo poeta di sette anni. M’inquieta e perdonatevi voi adulti dal passato da poeta.

E quindi?

Ecco cosa sto combinando a casa mia:

Volevo iniziare quando era neonata con lo xilofono ma non sono riuscita a trovarlo (per l’età della bimba) e ancora non ero brava con gli acquisti su Amazon. Poi sono passata al duro con la chitarra elettrica. Lei era entusiasta. Era lo scorso Natale e si è messa a suonare la chitarra con mio marito. È convinta che l’altra chitarra (quella classica) sia di papà e si arrabbia quando cerco di spiegarle che la chitarra è mia perché è mia! E inizio a dirle che una volta volevo fare la musicista, so leggere la musica, cavolo 5 anni di pianoforte e il diploma di solfeggio e lei urla dicendo che la chitarra è di suo papà.

Ecco altri strumenti musicali: le nacchere le abbiamo comprate in Spagna, esattamente a Valencia. Il djembe è di mio marito! Glielo hanno regalato, amici in viaggio, forse una crociera.

Tornando agli strumenti musicali di mia figlia, potete notare il tamburo, perché il ritmo è importante! E poi, prima di Natale, mentre eravamo a comprare il Ciccio Bua (lei è dottoressa!!!) vedo questo sax. Io amo il sax. Il sassofono è sensuale, è armonioso, è sofisticato. È jazz!!!

Sì, avete già capito che il prossimo acquisto deve essere per forza un pianoforte!

Credo che un giorno mia figlia possa urlarmi “mamma, adesso stai rompendo, il mio sogno è fare la ricostruzione unghie!”

E che io possa rispondere “ma amore, le unghie non eccessivamente lunghe, altrimenti ti verrà male suonare!”

Pubblicato in: blog, il diario di bordo di Scrittora

Calendario editoriale, uso e consumo di uno strumento!

Il calendario editoriale è fondamentale per un blog.

Più volte ho cercato di farne uno e poi mi sono persa nel nulla. Tante idee poco tempo, forse mancanza di organizzazione.
Oppure qualcosa non andava nel mio piano editoriale.

Andiamo con calma.

Il calendario editoriale ci serve per chiarire le idee, non andare nel panico e stabilire organizzare e programmare i post da pubblicare.
Un cartaceo ci servirà sempre, per appuntare idee e perché non sempre siamo on line. È meglio utilizzare una piccola agenda e un planning solo per questo scopo. In questi si possono appuntare le idee e quando vorremmo pubblicarle, quando scrivere e quando occuparci dei social.
Ma qualcosa di elettronico serve sempre, per avere tutto sotto controllo e poter comparare e lavorare insieme al cartaceo.
Non amo il foglio elettronico, quello excel per intenderci. Mi hanno spiegato che serve per il calcolo e per i calcoli lo userò sempre (ovvero mai!), anche se molti lo utilizzano per svariati motivi.

Invece ho cercato un plugin.

Per chi come me ha WP ve ne sta uno molto pratico, un CALENDARIO che ti permette di vedere le varie caselle mensilmente, ogni casella coincide con un giorno della settimana, puoi inserire il titolo dell’articolo che scriverai, scrivere una bozza, modificarlo e programmarlo.

Lo uso da poco ma mi trovo bene.

Se per esempio avete un blog di cucina e il lunedì è dedicato alla categoria primi, potreste utilizzare il calendario salvando i titoli di più post su altrettante ricette di primi e cominciare a scriverne una bozza. Solo in un secondo momento modificherete l’articolo e aggiungerete le foto, ma in poche ore avrete quattro bozze pronte. Possiamo poi passare al mercoledì che magari è il giorno che dedicate ai dolci e così via…

Fare un piano editoriale ci fa risparmiare tempo.

Organizzare le idee e metterle per iscritto ci rende mene confuse, non entreremo mai nel tunnel “oddio ora cosa scrivo”, perché avremmo tutto sotto controllo.
Poi c’è l’imprevisto: può essere che non hai tempo per scrivere i tuoi post o di aggiornali, ma nel tuo calendario avrai sicuramente qualcosa di pronto, basterà modificare la data del post e il gioco sarà fatto! Altro punto rilevante è quando un avvenimento importante ti fa decidere di scrivere qualcosa di getto. Stesso gioco, basta cambiare giorno, modificare i post e vivrete il modo di fare blogging con più serenità.

 

Per approfondire l’argomento vi propongo di leggere questo post, ogni tanto lo spulcio perché trovo tanti spunti e riflessioni.